Il processo, ovvero del tentativo di affermare il principio di autorità contro ogni logica

Qualcuno doveva aver calunniato Joseph K.
perché senza che avesse fatto nulla di male,
una bella mattina lo arrestarono.

 

Le prime tre righe del romanzo di Franz Kafka Il processo ben inquadrano l’apparente assurdità di un procedimento penale al quale un nostro associato si vede costretto. Un’assurdità che per gli organi inquirenti è in realtà del tutto conseguente ai fini e agli obiettivi che il potere, specialmente nei periodi più bui, si dà: mantenere lo status quo, eliminare le voci di dissenso.

Qualcuno ricorderà il romanzo di Kafka: non si capisce nulla del processo intentato al sig. K., ma questi non può sfuggire al processo, anche se non sa né perché è processato, né chi è il tribunale davanti al quale il processo si svolge.

Ricapitoliamo brevemente i fatti. Dal 2012 prende corpo a Bologna una partecipata campagna per la chiusura della sede di Casapound animata da un coordinamento antifascista del quartiere Murri che dà vita a numerose iniziative. Tra queste il festival Lunetta rossa presso il parco della Lunetta Gamberini e due cortei popolari (novembre 2012 e maggio 2014) che vedono la partecipazione di almeno duemila persone. “Nessuno spazio ai fascisti”: questo slogan è fatto proprio da gran parte della città e rilanciato più volte e in più modi da tutto il quartiere. Questa istanza antifascista si intreccia con la difesa di Atlantide, storico luogo del movimento tranfemminista e punk, presso Porta S. Stefano, minacciato di chiusura da parte di un’amministrazione cittadina cieca e irresponsabile.

In quella fase l’allora presidente del quartiere Ilaria Giorgetti e il suo vice Mario De Dominicis si sono distinti per avallare tacitamente la presenza di una sede di Casapound in quartiere, così come iniziative xenofobe e dichiaratamente fasciste da parte di formazioni di estrema destra presso le sale di quartiere, sia la sala del Baraccano sia la sala dell’Angelo.

Il 17 marzo 2012 il quartiere S. Stefano ha dato il proprio patrocinio, all’associazione Eur-eka per una conferenza neofascista, presso la sala dell’Angelo, dello storico negazionista Claudio Moffa secondo il quale Auschwitz sarebbe un falso storico. Negli anni a seguire, sempre sotto il mandato Giorgetti, la sala del Baraccano e la sala dell’Angelo hanno ospitato la commemorazione pubblica dell’anniversario della nascita di Giorgio Almirante, convention di Fratelli d’Italia, conferenze di Forza Nuova e Casapound.

Nel 2014 la presidenza del quartiere ha invece negato, senza plausibili giustificazioni, la disponibilità di una sala del quartiere già prenotata per lo svolgimento di un’iniziativa pubblica sul tema “Autogestione bene comune”. Allo stesso tempo ha invocato più volte lo sgombero di Atlantide anche per mezzo di conferenze stampa lì davanti e di attacchi verbali in cui quella sede è stata definita un “letamaio”.

Nel corso del corteo del maggio 2014 un nostro associato avrebbe definito Giorgetti e De Dominicis come fascisti, squallidi e improbabili, specificando le loro responsabilità: avere avallato, nel loro mandato, la propaganda di formazioni di estrema destra in quartiere.

Ricordiamo che l’esercizio di critica politica è garantito dall’art. 21 della Costituzione e che in numerose occasioni la Corte di Cassazione ha sia riaffermato la libertà di manifestazione del pensiero politico sia precisato che l’utilizzo del vocabolo “fascista” costituisce legittimo esercizio del diritto di critica per definire una prassi amministrativa che non rispetta gli oppositori.

Ma Giorgetti e De Dominicis non tollerano la critica, che pure, in quanto rappresentanti istituzionali, dovrebbero essere tenuti ad accettare, e decidono di portare il nostro associato a processo, con l’arroganza che già aveva caratterizzato il loro operato da amministratori. Ancora fermi a una visione primordiale della giustizia quale vendetta, affilano il loro coltello, forse per infilarlo – simbolicamente si spera – nella carne dell’imputato, proprio come capita al sig. K di Kafka?

Sappiamo che la Procura della Repubblica di Bologna si distingue per una prassi liberticida e vessatoria nei confronti di coloro i quali rivendicano in ambito sociale libertà e diritti. Nella nostra attività più che decennale abbiamo seguito decine di processi, molti dei quali arbitrari. Eppure questo ci pare particolarmente grave, perché vuole colpire la libertà di pensiero e di espressione. Vogliamo ipotizzare che sin dalla prima udienza tutta la procedura venga stralciata, senza necessità da parte nostra di imbastire campagne mediatiche che varchino le mura della città e facciano ulteriore cattiva pubblicità a chi sta provando a costruire questo castello con la sabbia.

Insomma, parrebbe di sognare, se non che è tutto reale. E allora non siamo nel campo dell’assurdo, ma come ci suggerisce Kafka, nel campo dell’esercizio dell’autorità che intende riaffermare le proprie prerogative. “Le catene dell’umanità torturata sono di carta protocollo” ha detto una volta lo scrittore praghese. È il congegno della cosiddetta giustizia, se non direttamente il potere personale, che si vuole imporre istituendo questo processo, è l’arroganza del potere ottusamente burocratico, teso a difendere i propri privilegi, che si vuole affermare: “Il capitalismo è un sistema di dipendenze che procedono dall’alto al basso e dal basso all’alto”, così diceva ancora Kafka, uomo libertario e ironico.

Al nostro associato va la nostra solidarietà. Alla grigia boria di funzionari e politicanti opponiamo la consapevolezza di libertà e la passione antiautoritaria che contraddistinguono ogni essere umano desideroso di verità.

L’Associazione di mutuo soccorso per la libertà di espressione riunita in assemblea domenica 28 gennaio 2018 a Bologna

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