Scriviamo queste righe con l’elicottero che ci ronza sulla testa, a G7 Ambiente ancora in corso. Terrorizzare e reprimere sono le parole che meglio spiegano quanto è avvenuto in questi giorni di giugno 2017 a Bologna. Migliaia di poliziotti, altrettante identificazioni, un numero imprecisato di fermi e di fogli di via preventivi. In base a informazioni di polizia, viene fermato chi arriva in città e la questura ne ordina l’allontanamento. È esattamente quello che faceva il fascismo: in occasione di eventi particolari, come la visita in città del re o di qualche alto gerarca, fermava o allontanava chi era ritenuto “sovversivo” o “pericoloso”.
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Ida Wells
Investigative journalist, sociologist, educator
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Nessuno sia lasciato solo
Da diversi mesi, a Bologna, Questura e Procura sembrano aver cambiato strategie quando si tratta di colpire il dissenso sociale. I processi “politici” hanno una sorta di corsia preferenziale, e soprattutto vengono inflitte ad attiviste e attivisti, a pioggia e senza alcun senso della proporzione, misure cautelari come arresti domiciliari, divieti e obblighi di dimora. (altro…)
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Quel 14 dicembre in piazza c’eravamo tutt*
Condividiamo il seguente appello, diffuso nell’imminenza della sentenza per i fatti occorsi durante la manifestazione nazionale a Roma del 14 dicembre 2010
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2004-2014 contro il caro mensa + Piazza Verdi, otto anni dopo: hanno perso
Diamo diffusione a due comunicati relativi a vicende giudiziarie concluse recentemente.
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In un periodo di crisi una montatura giudiziaria fa sempre comodo…
Alcune considerazioni in merito al recente utilizzo dei reati associativi da parte della polizia giudiziaria.