#Libertàdidimora

L’Associazione di Mutuo Soccorso per il diritto di espressione aderisce alla campagna #Libertàdidimora e invita a partecipare al corteo previsto per il prossimo 26 settembre.

#Libertàdidimora

– Di seguito l’appello della campagna e il comunicato verso il corteo di settembre

Appello – E presto ciò che avremo tanto amato dovremo abbandonare
(aggiornato al 23 maggio 2015)

[Il giorno dopo il lancio della campagna #LibertàDiDimora, il 14 maggio la Procura di Bologna ha reagito ancora una volta al di fuori di qualsiasi criterio giuridico e in modo esclusivamente politico: cinque militanti del collettivo Hobo – Francesca, Francesco, Ivan, Gigi e lo stesso Parvis, già sottoposto a divieto di dimora – sono stati prima portati in questura e poi messi agli arresti domiciliari. Il pretesto è una contestazione a un ministro del governo Renzi avvenuta all’università lo scorso 12 dicembre, quando la polizia caricò violentemente studenti e precari che volevano entrare a un incontro pubblico nel loro ateneo. Questi arresti mostrano una volta di più la necessità di prendere parola contro l’arbitrarietà delle misure cautelari preventive e contro l’ormai sistematica negazione della libertà di dissenso e di espressione.]

Viene inverno: una pena antica geme
Dentro i macigni dei duomi potenti.
Forse è il segno promesso – e non pregare
Felici i giorni vili, il sonno morto
Che ora grava la mia nemica città.
Tutta la notte si dovrà vegliare
Soli e vicini in ascolto
Del passo ancora lontano.
(Franco Fortini, “Di Maiano”, da Foglio di via e altri versi, 1946)

Forse lo ignorate, perché rimanete convinti di vivere in un luminoso regime democratico, ma la ricerca della libertà, una ricerca che non si accontenti del simulacro allestito per tutti noi dal neoliberismo, si paga oggi come si pagò in passato. Questo tempo senza coraggio che ci vuole schiavi sotto ricatto, rigetta come impossibile e non necessario qualsiasi atto di insubordinazione. Bisognerà, perciò, porsi con forza a salvaguardia di coloro che, in un contesto difficile come questo, lungo la strada in salita e senza scorciatoie della crisi infinita, cercano di modificare, per migliorala, la vita quotidiana, di trasformare la società, l’università, la città, mettendo a disposizione tutto di se stessi, accettando interamente di assumersi quella responsabilità a cui tutti e tutte dovremmo sentirci chiamati/e se vogliamo dare un senso alla nostra esistenza.
Forse non lo sapete, ma passano gli anni, addirittura i secoli e ciò che veniva chiamato “esilio”, e durante il fascismo venne aggravato dal “confino” (ricordate gli internamenti a Ventotene, Ustica, Lipari?), oggi si chiama “divieto di dimora”. Nel 2015, a Bologna e in altre città d’Italia, chi esprime dissenso, chi non si adegua allo status quo (precarietà, lavoro gratuito, fabbrichismo dei saperi, soppressione di ogni libero pensiero, controllo di ogni spinta all’autodeterminazione), viene ancora costretto all’“esilio”. Tutto questo senza neppure che le accuse vengano comprovate, alla faccia dello stato di diritto.
Tra gli altri, Loris e Parvis, due studenti dell’università di Bologna, il 29 aprile 2015 sono stati costretti, per ordine della procura bolognese, a recuperare in fretta le proprie cose, fare una valigia e abbandonare Bologna nel giro di poche ore. Accusati di aver opposto resistenza allo sgombero di uno spazio autogestito degli studenti all’interno dell’università più antica d’Europa. Forzati a emigrare, lasciando affetti, relazioni, il loro impegno sociale e di studio. L’applicazione di misure cautelari di questo tipo si va diffondendo: misure che colpiscono direttamente la vita perché la sottraggono al tessuto di rapporti in cui la vita si sviluppa, e per di più senza oneri per lo Stato. Le stesse, atroci, misure di repressione della libertà di circolazione che vengono imposte dall’Europa di Schengen ai migranti e ai rifugiati che scappano dalle situazioni infami create dagli stessi governi occidentali, oggi sono sempre più frequentemente applicate a chi manifesta dissenso politico.
È il codice Rocco (promulgato durante il fascismo) a prescrivere che “il divieto di soggiornare in uno o più comuni o in una o più Provincie” si possa imporre “al colpevole di un delitto contro la personalità dello Stato o contro l’ordine pubblico, ovvero di un delitto commesso per motivi politici”.
Perciò, nulla di nuovo. Siamo sempre alla stessa pagina della storia. Non deve sembrare insolente ricordare i precedenti illustri, poiché ciò che ha mosso tanti e tante nel corso del tempo, è sempre, nella diversità delle forme assunte dal potere, la stessa spinta a non soggiacere alle sue prescrizioni e alla sua forza, battendosi per un futuro diverso.
In fondo, come successe a Dante – condannato nel 1302 all’esilio perpetuo da Firenze «per baratteria, frode, falsità, dolo, malizia, proventi illeciti, pederastia […] e se lo si prende, al rogo, così che muoia» – oppure a Machiavelli – che nel 1513 affrontò l’esilio dalla politica per salvarsi dalla prigione e dalla tortura – per non dire di Antonio Gramsci, Carlo Rosselli, Emilio Lussu, Sandro Pertini, Umberto Terracini, Camilla Ravera, Altiero Spinelli, Loris e Parvis, sono accusati di esprimere il loro dissenso, questa volta contro le logiche di privatizzazione e di mercificazione del sapere universitario.
L’autoritarismo si espande, conquista spazi, prova a imporsi a tutti i livelli. Le libertà d’espressione, di azione e di movimento sono sempre più soggette a restrizioni. Bisogna dirsi solidali perché ciò significa rendersi responsabili gli uni degli altri e costruire reti, sostenendo i comuni fini che ci muovono, cioè il comune desiderio di costruire un mondo completamente diverso.
I sottoscrittori di questo appello vogliono denunciare un crinale repressivo che ben si inquadra in una situazione di crescente e grave impoverimento economico nonché nel clima di “regressione costituzionale” che oggi si vorrebbe imporre. I sottoscrittori di quest’appello intendono denunciare la deriva punitiva in atto, chiedendo il ritiro di un provvedimento di natura fascista e in contraddizione con lo stato di diritto come è il “divieto di dimora” che è stato imposto a Loris e Parvis.

Per firmare l’appello inviate un messaggio a questa pagina fb o all’indirizzo libertadidimora@gmail.com (indicando nome cognome, attività, città)

IMPORTANTE – Per sostenere le spese legali della campagna #LibertàDiDimora potete fare un versamento sull’Iban IT27U0760105138255825755829

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Manifestazione Bologna della Libertà vs Bologna della Paura

Nell’assemblea cittadina del 10 giugno tenutasi in Sala Borsa, a cui sono intervenute varie realtà di movimento bolognesi, singoli partecipanti e “cattivi maestri”, è emersa la volontà comune di costruire una grande manifestazione cittadina sabato 26 settembre. Negli ultimi tempi a Bologna sono cresciuti gli scellerati attacchi della governance cittadina contro qualsiasi pratica di libertà e di dissenso, con le misure cautelari (divieti di dimora, arresti domiciliari e carcere), con gli sgomberi di spazi sociali e abitativi, con il tentativo di negare agibilità politica e sociale agli spazi del pensiero critico. Di fronte a questa situazione non dobbiamo farci trarre in inganno: questi attacchi non indicano una posizione di forza ma di debolezza del sistema di potere che controlla questa città, ovvero il sistema del Partito Democratico, sempre più alle prese con un’irreversibile crisi di legittimità e di ingovernabilità sociale. Sono dunque loro e non noi ad avere paura.
Per questo motivo il 26 settembre non vogliamo fare una semplice iniziativa contro la repressione, assumendo una posizione difensiva e puramente reattiva, perché sappiamo che questi miseri tentativi di chiudere gli spazi del dissenso sono il frutto di quel sistema di potere in crisi. Il 26 settembre vogliamo invece fare una grande manifestazione affermativa della libertà, di una composizione ampia e plurale che la libertà quotidianamente la pratica e la rivendica, in modi molteplici e incompatibili a quel sistema di potere.
Per costruire l’iniziativa in modo collettivo, aperto e condiviso, l’assemblea ha deciso di costituire un laboratorio permanente verso la giornata del 26 settembre, intesa come tappa di un processo cittadino allargato ed espansivo. A partire da questo laboratorio, verso e oltre il 26 settembre, ogni realtà e singol@ costruirà iniziative sulla libertà, da declinare secondo le molte pratiche e linguaggi del dissenso e della trasformazione.

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